Dialoghi – Standardizzare le pratiche lavorative
Maggio 2026

Pechino ha emesso un nuovo piano di tutela del lavoro per gli oltre 200 milioni di lavoratori della gig economy. L’obiettivo è standardizzare le pratiche lavorative nell’economia delle piattaforme entro il 2027. “Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.
Di Vittoria Mazzieri
Lo streamer non è un collaboratore
Il 5 maggio il quotidiano online statale The Paper (澎湃新闻 Pengpai xinwen) ha pubblicato un approfondimento sulle questioni contrattuali che interessano i cosiddetti “lavoratori dei nuovi modelli occupazionali” (新业态从业者 xin yetai congyezhe), vale a dire coloro impiegati tramite piattaforme Internet.
Il caso preso in esame è la controversia sul lavoro presentata dalla signora Sun, che era stata assunta da un’azienda di abbigliamento di Guangzhou come streamer (主播 zhubo) a tempo pieno (un settore, quello del live streaming, che vale miliardi di dollari). L’azienda aveva stipulato con lei un “accordo di collaborazione”, come capita spesso in lavori di questo genere. Nell’accordo veniva specificata espressamente l’assenza di un rapporto di lavoro, ma la donna, in disaccordo, ha deciso di rivolgersi al tribunale.
La sentenza del Tribunale Intermedio del Popolo di Guangzhou è chiara: tra le due parti sussiste un rapporto di lavoro e l’azienda è tenuta a pagare la differenza tra le retribuzioni percepite durante il periodo in cui non era stato stipulato un vero e proprio contratto, per un importo che supera i 16.000 yuan.
Il punto cruciale di questo caso, scrive The Paper, risiede proprio nella definizione di rapporto di lavoro. La sentenza del tribunale chiarisce che la determinazione di un rapporto di lavoro non può basarsi esclusivamente sulla denominazione del contratto, ma è necessario considerare la natura stessa dell’impiego. Nel caso della signora Sun, la sua attività di streamer è quotidiana e costante e viene compensata con uno stipendio mensile fisso.
L’approfondimento procede poi a elencare le tipologie di contratti e accordi evidenziandone le differenze sostanziali: il contratto di lavoro da dipendente, con tutta una serie di tutele; il contratto di prestazione d’opera/di servizio (劳务合同 laowu hetong), che non prevede l’esistenza di un rapporto di subordinazione: la parte che fornisce la manodopera organizza autonomamente i propri orari di lavoro, come nel caso di collaboratrici domestiche; infine, l’accordo di cooperazione o collaborazione, che in genere sussiste quando entrambe le parti investono congiuntamente, condividono i profitti e si assumono i rischi: è il caso, ad esempio, di due aziende che sviluppano un software oppure due persone che diventano soci per aprire un’attività.
Nel caso dei lavoratori da piattaforma (definiti 平台上的打工人 pingtai shang de dagong ren), spesso e volentieri le aziende mascherano veri e propri rapporti di lavoro inserendoli in inquadrature di “cooperazione” o “servizi di manodopera”. Ma, sostiene l’articolo, verificare se esiste un rapporto di subordinazione tra lavoratore e datore di lavoro è piuttosto semplice. Basta osservarne la natura: il fattorino o lo streamer devono sottostare alle regole imposte dall’azienda in termini di orari e modalità di lavoro? La risposta è ovviamente sì. Il rider deve accettare gli ordini e consegnare entro un tempo stabilito, lo streamer deve seguire turni di lavoro, collegarsi in diretta, seguire un copione e così via.
The Paper elenca anche i problemi più comuni per questo genere di professioni, come il mancato pagamento di straordinari e di contributi previdenziali e le detrazioni arbitrarie. Sono tematiche sensibili su cui Pechino è tornato di recente. Il minuzioso articolo non è stato pubblicato per caso, ma serve a validare le intenzioni dichiarate dalla leadership cinese: obbligare le società che operano sulle piattaforme a garantire maggiori tutele alle “nuove categorie di lavoratori” (新就业群体 xin jiuye qunti) e standardizzare le pratiche lavorative nell’economia delle piattaforme entro il 2027.
Le nuove norme
Il 26 aprile il Consiglio di Stato cinese, congiuntamente al Comitato centrale del Partito comunista, ha pubblicato un nuovo piano per garantire maggiori tutele ai lavoratori della gig economy, che secondo i dati ufficiali impiega ad oggi circa il 27% della forza lavoro cinese, ovvero più di 200 milioni di persone.
Strutturato in 12 punti, le “Linee guida sul rafforzamento della gestione dei servizi per le nuove categorie professionali” (关于加强新就业群体服务管理的意见 Guanyu jiaqiang xin jiuye qunti fuwu guanli de yijian) prevedono un sistema di sicurezza sociale più solido, il pagamento puntuale ed equo dei salari e una maggiore trasparenza nel mondo in cui gli algoritmi delle piattaforme assegnano gli ordini, stabiliscono le tariffe e fissano i limiti di tempo.
Non è la prima volta che Pechino si mostra reattivo alle critiche contro le modalità opache delle piattaforme. Nel 2024 delle linee guida emanate dalle Risorse Umane e della Sicurezza Sociale chiedevano alle aziende di garantire a rider e fattorini ferie e stipendi che rispettassero i salari minimi locali (ne avevamo parlato in questa puntata di Dialoghi). Qualche anno prima, nel 2021, il colosso del food delivery Meituan era finito sotto indagine da parte delle autorità anti-trust per una pratica nota come 二选一 er xuan yi (“scegli uno dei due”), un accordo che impedisce ai commercianti di fare affari su altre piattaforme.
La società aveva reagito all’atto di rettifica avvisando utenti e lavoratori di stare apportando delle migliorie all’algoritmo, per la prima volta rendendo noti anche alcuni dei parametri su cui si basava il funzionamento. Meituan aveva ammesso infatti che il tempo di consegna stimato non teneva conto dei cosiddetti “eventi speciali”, vale a dire qualsiasi ostacolo logistico, ad esempio legato al traffico o al maltempo. La sua intenzione era correggere la previsione di calcolo per fornire ai fattorini un “periodo di tempo” più flessibile. La mossa, secondo le stime, avrebbe ridotto le valutazioni negative dei clienti di oltre la metà.
Ma questa volta a emanare linee guida è il governo cinese, il Consiglio di Stato, per cui la mossa è anche funzionale a contrastare la guerra a ribasso dei prezzi che le piattaforme (in particolare i servizi di consegna di cibo a domicilio) hanno scatenato nell’ultimo periodo, danneggiando i redditi dei lavoratori a causa delle tariffe eccessivamente basse offerte ai clienti.
Squilibrio di potere
Uno dei punti più critici che emergono dalle lamentele dei lavoratori impiegati nei servizi in app è che le piattaforme privilegiano la soddisfazione del cliente e tendono a penalizzare fattorini e corrieri in caso di controversia. “A volte servirebbe prendere in considerazione anche il punto di vista dei rider”, ha commentato un fattorino di cognome Wu al South China Morning Post.
I lavoratori delle piattaforme sono costretti a pagare le conseguenze di ogni errore commesso. Il sistema dell’app, infatti, calcola automaticamente il ritardo motivato da cause di forza maggiore, come la lentezza nella preparazione di cibo da parte dei ristoratori o l’indirizzo errato fornito da un cliente.
Il nuovo quadro normativo mira a correggere questi squilibri, chiedendo alle piattaforme di gestire i ricorsi in modo più equo e facendo uso di meccanismo di risoluzione delle controversie più efficaci. Le piattaforme sono obbligate a consultare i rappresentanti dei lavoratori, nel tentativo di invertire gradualmente dinamiche di potere sbilanciate.
Le nuove norme vietano anche le detrazioni per le consegne in ritardo e, in generale, qualsiasi “tariffa e commissione irragionevole”. Sempre al SCMP, un autista di servizi di taxi a chiamata lamenta che alcune piattaforme applicano una doppia commissione: una tariffa fissa e una percentuale sulla corsa. Ciò significa che, dopo aver completato una corsa di 3 km che a un cliente è costata circa 8 yuan (più o meno un euro), all’autista restano in mano solo 5,1 yuan.
C’è poi la questione della previdenza sociale. Alle piattaforme si chiede di fornire un’adeguata assistenza sociale ai lavoratori gig e migliorare il sistema di protezione dagli infortuni sul lavoro. In sostanza, le si obbliga ad assumersi maggiori responsabilità verso i lavoratori gig, promuovendo un’“immagine positiva” (come si legge al punto n. 5) e un “ambiente di lavoro armonioso e accogliente”.
Oltre alle maggiori tutele dei lavoratori, le linee guida puntano a limitare l’egemonia algoritmica (算法霸权 suanfa baquan) delle piattaforme, imponendo regole più chiare e maggiore supervisione sui sistemi che organizzano il lavoro. L’algoritmo è infatti l’elemento cardine attraverso cui le aziende esercitano un controllo unilaterale, che ha tutta una serie di ripercussioni sulla sicurezza dei lavoratori ma anche in tema di ordine pubblico, come nel caso di rider spinti a violare il codice della strada per risparmiare tempo e consegnare l’ordine entro i tempi dettati dall’app.
Gig economy e nuove opportunità
L’obiettivo principale delle nuove norme, si legge in un approfondimento, non è frenare lo sviluppo delle piattaforme, bensì correggerne le distorsioni che hanno prodotto i forti squilibri. A fronte di un tasso di disoccupazione giovanile che a marzo è salito al 16,9%, rispetto al 16,1% di febbraio, la gig economy viene ancora raccontata come garante di nuove opportunità lavorative.
Lo dimostra un editoriale in inglese uscito sul China Daily il 5 maggio, che si è congratulato con i milioni di giovani del paese che “stanno rimodellando il mercato del lavoro dalle fondamenta” trasformando “lavoretti occasionali” in “carriere redditizie”. Tra i casi riportati c’è quello di Lane Lu, residente di Wenzhou, nello Zhejiang, che una decina di anni fa si è deciso a pubblicare un annuncio in cui metteva a disposizione le sue doti di riparatore di oggetti di elettronica di consumo e piccoli elettrodomestici.
Non si aspettava di certo di ricevere di lì a poco richieste da ogni parte del paese. Ad oggi, racconta il China Daily, Lu è felicemente coinvolto in due professioni: di giorno lavora come consulente presso una struttura di assistenza sanitaria per anziani. Di notte, spesso fino a tardi, ripara elettrodomestici. “Per Lu, questo lavoro è più di una semplice fonte di reddito”, recita l’articolo, ma “una risposta silenziosa al consumismo usa e getta”.