Dialoghi – Curling…in Cina
Febbraio 2026

Lo sport del curling era qualcosa di ben poco noto in Cina. Ma ciò non ha impedito a Pechino di investire sulla sua squadra, in un tentativo di lanciare gli sport invernali di massa. “Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.
Di Sabrina Moles
15 febbraio: alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 la squadra italiana incassa un’amara sconfitta per mano della nazionale cinese, che vince con 11 punti contro i 4 del team azzurro. La Cina è ben lontana dai livelli di player storici come Canada e Svezia, ma non è la prima volta che riesce a conquistare risultati inaspettati in quello che sembra diventato uno degli sport più chiacchierati e appassionanti di questa edizione. I traguardi di Pechino arrivano dopo meno di trent’anni di pianificazione centralizzata, investimenti mirati e lavoro sulle competenze degli atleti e delle atlete olimpici – e paralimpici.
Torniamo alla fine degli anni Novanta, a Harbin, capitale della regione settentrionale dello Heilongjiang. In una scuola sportiva della città viene costruita una delle prime piste di curling del paese. In cinese lo sport viene tradotto come binghu, “bollitore di ghiaccio”, per la forma della pietra utilizzata in questo sport. All’epoca si trattava più di una curiosità regionale, adatta ad una provincia abituata al freddo estremo. Nel giro di due decenni diventerà però un tassello della strategia nazionale sugli sport invernali.
La prima generazione
Il primo vero salto di qualità avviene negli anni Duemila. Tra le protagoniste c’è Yue Qingshuang, membro della nazionale femminile e specialista nei tiri difensivi. Insieme alla capitana Wang Bingyu, contribuisce a consolidare una squadra che nel 2009 conquista il primo titolo mondiale della storia cinese nel curling. Solo pochi anni prima, nel 2002, Pechino era entrata nella World Curling Federation. A quei tempi, ben poche persone in Cina conoscevano questo sport.
Nel 2010 arriva anche il bronzo nei Giochi Olimpici di Vancouver, in Canada. È il segnale che il paese inizia a conquistare posizioni di un certo livello. Quattro anni dopo, un reportage del 2014 del The New York Times descrive la Cina come una potenza emergente ormai stabilmente tra le prime dieci nazioni nella classifica mondiale. Alle Olimpiadi di Sochi, in Russia, del 2014 le squadre cinesi non sono certo dominanti, ma sono effettivamente diventate delle avversarie da osservare con attenzione.
Il modello organizzativo
Dietro la crescita del curling cinese c’è un modello di sviluppo chiaro. Mentre in Canada e in Europa molti atleti devono conciliare il lavoro con gli allenamenti e le trasferte, in Cina il curling – come altre discipline olimpioniche – diventa una professione a tempo pieno. Le squadre si allenano in centri dedicati, con programmi strutturati e monitoraggio costante delle performance. Anche l’ingaggio di tecnici stranieri, come il canadese Marcel Rocque, rientra in una strategia di investimento sostenuto da un progetto statale.
La concentrazione geografica, con Harbin come epicentro, ha permesso lo sviluppo di una “economia di scala” negli sport invernali e una selezione più efficace dei talenti. In pochi anni il paese ha costruito infrastrutture, competenze e una base giovanile sufficiente a sostenere risultati prolungati nel tempo.
Curling olimpico e paralimpico
Il vero banco di prova arriva con l’organizzazione dei Giochi Invernali di Pechino 2022. Il curling diventa uno degli sport simbolo della “nuova Cina invernale”, parte di un più ampio progetto volto a coinvolgere centinaia di milioni di cittadini negli sport su ghiaccio e neve. L’investimento non riguarda solo le medaglie, ma la creazione di un ecosistema industriale e sportivo duraturo.
Nel settore paralimpico, i risultati sono ancora più netti. Dopo aver chiuso la carriera agonistica, la seconda della nazionale femminile cinese Yue Qingshuang assume la guida della nazionale di wheelchair curling. Sotto la sua direzione la Cina conquista l’oro alle Olimpiadi di PyeongChang nel 2018 e replica il risultato anche a Pechino nel 2022, inaugurando quella che i media definiscono una “dinastia” di campioni del settore. Tra i protagonisti della disciplina spicca, per esempio, Wang Haitao. In poche parole, sono bastati alcuni cicli olimpici per mettere la Cina in una posizione interessante e in continua evoluzione rispetto ai competitor storici.
Successi e proiezioni
La crescita del curling si inserisce in una strategia più ampia. Gli sport invernali rappresentano per Pechino un terreno di diversificazione rispetto alle discipline tradizionalmente dominate dalla Cina, come tuffi o tennis tavolo. Inoltre, il curling ha costi infrastrutturali relativamente contenuti rispetto ad altre specialità su ghiaccio e offre margini di miglioramento tecnico.
Il successo nel curling, sport storicamente associato a Canada ed Europa settentrionale, rafforza inoltre l’immagine di una Cina capace di competere anche in ambiti lontani dalla propria tradizione culturale. In questo senso, la presenza stabile ai vertici della classifica diventa uno strumento di soft power sportivo alla pari di altre discipline note.
L’investimento di maggior rilievo è probabilmente quello legato a una campagna statale per la promozione degli sport invernali in concomitanza delle Olimpiadi del 2022 nota come “300 milioni di persone negli sport invernali”. Ovvero, quando tali sport vennero introdotti nei programmi scolastici, furono costruite nuove infrastrutture e – novità – lanciata un’azione di reclutamento degli sportivi sinofoni cresciuti all’estero affinché competessero sotto la bandiera cinese.
Il potere sta nei numeri: dalle prime medaglie per il pattinaggio di velocità ottenute ad Albertville nel 1992 si è arrivati alle 15 di Pechino 2022. Per quanto riguarda il curling, la Repubblica popolare continua a vantare dei risultati eccellenti alle Paralimpiadi. In futuro, come appare da alcune vittorie inaspettate nella rosa dei campioni storici della disciplina, la storia da scrivere è ancora lunga. La Cina è riuscita anche ad ottenere delle medaglie anche ai Mondiali di curling femminile nel 2025, conquistando un bronzo contro un’avversaria ostica come la Corea del Sud.
Negli ultimi anni il curling ha progressivamente cambiato ruolo nell’immaginario sportivo cinese. Se in passato era percepito come disciplina “importata” e distante dalla tradizione nazionale, oggi la stampa sportiva di stato lo racconta come uno sport di strategia e precisione, capace di valorizzare disciplina tattica e coordinazione di squadra. Parallelamente, l’eco mediatica non si limita più agli appassionati: video virali, reinterpretazioni casalinghe e meme circolati sui social cinesi e internazionali hanno contribuito a renderlo riconoscibile anche a un pubblico più ampio.