Dialoghi – Duanwujie: storie, leggende e sapori della “festa delle barche di drago”
Giugno 2026

Duanwujie non ha un’unica origine: ne ha almeno cinque, ognuna legata a una regione, un eroe, una leggenda diversa. Raccontiamo le storie dimenticate dietro la festa più antica del calendario cinese – e perché i giovani tornano a celebrarla. “Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.
Di Sabrina Moles
Barche a forma di drago che fendono l’acqua tra il fragore dei tamburi, cestini di zongzi (粽子) impilati davanti alle botteghe, giovani in hanfu che si scattano selfie tra i vicoli delle città storiche: ogni anno, al quinto giorno del quinto mese lunare, la Cina festeggia il Duanwujie (端午节), altrimenti nota come la “festa delle barche di drago”. Considerata una delle “Quattro feste tradizionali” insieme al Capodanno lunare, Qingming e alla Festa di metà autunno, questa ricorrenza è anche una delle più antiche del calendario cinese. Ma dietro alle gare di barche e agli involtini di riso glutinoso si nasconde una serie di storie, culti e figure storiche che nessuna versione ufficiale riesce del tutto a contenere.
Una morte, molte origini
La storia più nota vuole che il festival nasca per commemorare la morte di Qu Yua, poeta e funzionario dello Stato di Chu, che si gettò nel fiume Miluo durante il periodo delle Primavere e degli Autunni (770–476 a.C.), dopo l’esilio e la caduta del suo regno. Secondo la leggenda, gli abitanti del luogo lanciarono delle palle di riso glutinoso nel fiume per proteggerne il corpo dai pesci: da qui, si dice, nacquero gli zongzi. Lo studioso e poeta novecentesco Wen Yiduo sosteneva però che il festival precedesse di secoli la morte di Qu Yuan, e che probabilmente abbia le sue radici in un culto dei draghi più antico.
Le origini, insomma, sono plurali. Nello Stato di Wu, nell’area dell’attuale Suzhou, si commemorava Wu Zixu funzionario leale costretto al suicidio dal suo re, il cui corpo gettato nel fiume – secondo la leggenda – non affondò mai, trasformandolo nel “dio delle onde”. Per rendergli omaggio, ogni anno si svolgeva una regata controcorrente: da qui, si narra, nacque la tradizione delle barche di drago vera e propria. Secoli dopo, nella contea dello Shaoxing, si aggiunse alla memoria collettiva la figura di Cao E, giovane donna della dinastia Han che si gettò nel fiume cercando il corpo del padre annegato, e alla cui devozione filiale venne dedicato un monumento, e poi l’intero corso d’acqua.
Un festival, molti centri
Nel Guangxi la festa di Duanwujie è associata al ricordo di Chen Lin, prefetto della dinastia Han ricordato per il suo senso di giustizia. Jie Zitui, la cui morte per combustione aveva dato origine alla “Festa del cibo freddo” (Hanshijie, 寒食节) compare in alcune fonti storiche legate al quinto giorno del quinto mese: nei testi della dinastia Han, si proibiva di accendere il fuoco in quel giorno proprio in sua memoria, il che spiegherebbe perché gli zongzi siano diventati il piatto del festival.
I tanti sapori di Duanwujie
Accanto agli zongzi, però, sulle tavole di Duanwujie compare un altro protagonista spesso dimenticato fuori dalla Cina: l’uovo di anatra salato. Nella tradizione Jiangnan – la pianura lungo il basso corso dello Yangtze – il festival è anche l’occasione per consumare i “Cinque gialli (吃五黄)”: cetriolo (huanggua, 黄瓜), pesce corvina gialla (huangyu, 黄鱼), anguilla (huangshan, 黄鳝), tuorlo d’uovo di anatra salato (xian yadanhuang, 咸鸭蛋黄) e Huangjiu (黄酒, un tipo di alcolico ottenuto da riso e miglio). Il quinto giorno del quinto mese è considerato il picco dell’energia yang: mangiare questi alimenti serve a scacciare il male e rafforzare il corpo.
L’uovo di anatra salato si prepara immergendo le uova fresche in una salamoia concentrata per venti-quaranta giorni: il bianco diventa sodo ma delicato, il tuorlo si trasforma in una sfera dorata, oleosa e sabbiosa. Il segno di qualità è proprio quell’alone di olio che affiora tra tuorlo e albume dopo la cottura: un effetto della salatura, che libera i grassi naturalmente presenti nel tuorlo. La città di Gaoyou, in Jiangsu, è da secoli considerata la capitale di questa produzione. Lo scrittore Wang Zengqi, originario del luogo, ne tesse addirittura le lodi in un saggio del 1981 poi entrato nei libri di testo delle scuole medie cinesi, consacrandone la fama.
Il festival come esperienza turistica
Oggi Duanwujie è anche un laboratorio dove si sperimentano nuove forme di turismo culturale. Durante le ultime edizioni del festival sono aumentati i viaggi cosiddetti in “nuovo stile cinese”: giovani che visitano musei storici, assistono alle gare di barche, esplorano siti storici, indossano hanfu tra le vie dei villaggi antichi. Come racconta una viaggiatrice di Shanghai intervistata durante le celebrazioni del 2024: “Esplorare i luoghi storici in hanfu è come tornare indietro nel tempo restando nel presente”.
Nel 2025 sono stati stimati 657 milioni di spostamenti interregionali nei tre giorni di festa, con una media di 219 milioni al giorno, il 3% in più rispetto all’anno precedente. I viaggi domestici complessivi hanno raggiunto quota 119 milioni, con una spesa turistica di 42,73 miliardi di yuan. Quest’anno Duanwujie cade il 19 giugno e termina domenica 21: un lungo weekend che sempre più cinesi scelgono di trascorrere immersi nella tradizione.