Dialoghi – DASH: la nuova mostra di Cao Fei alla Fondazione Prada
Aprile 2026

Cao Fei presenta alla Fondazione Prada il progetto Super Farm DASH, costruendo una visione cyber-rurale in cui paesaggi agricoli tradizionali si intrecciano con droni autonomi e sistemi di intelligenza artificiale. “Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.
Di Camilla Fatticcioni
Cao Fei presenta alla Fondazione Prada di Milano il suo ultimo progetto Super Farm DASH, in cui immagina una realtà cyber-rurale in cui antichi campi agricoli, insieme a droni autonomi e intelligenza artificiale, mettono in luce la rapidissima trasformazione tecnologica dell’esperienza quotidiana in Cina. In mostra dal 9 aprile al 28 settembre 2026, l’esposizione apre interrogativi importanti: qual è oggi il nostro rapporto con la terra? E cosa succede quando questo rapporto diventa mediato o addirittura sostituito dal digitale?
Cao Fei, esposta presso alcune delle più importanti istituzioni internazionali come il MoMA e la Tate Modern, nella sua produzione artistica indaga da sempre i cambiamenti sistemici portati dal progresso e dal rapido processo di digitalizzazione avvenuto in Cina negli ultimi anni.
Non stupisce che sia una delle artiste più richieste del momento: prima e meglio di altri ha sperimentato le nuove tecnologie digitali e oggi studia il futuro applicando alla propria produzione artistica intelligenza artificiale (IA) e realtà virtuale.
Con DASH porta alla Fondazione Prada tre anni di ricerca sul campo tra Cina rurale e Sud-est asiatico, dove ha osservato e interpretato lo sviluppo dell’agricoltura intelligente (smart agriculture), traducendolo in diversi linguaggi artistici: dalla fotografia alla videoinstallazione, dalla realtà virtuale al documentario, fino ai materiali d’archivio. Con questo progetto, Cao Fei delinea un complesso ritratto della rivoluzione tecnologica nel settore agricolo a livello globale e delle sue contraddizioni intrinseche. Il risultato è una rappresentazione potente dello scontro tra pratiche agricole tradizionali e tecnologie agri-tech contemporanee: la fattoria non è più un luogo idilliaco, ma uno spazio iper-industrializzato.
Con la crescente integrazione di IA, droni e automazione nei sistemi agricoli emerge una tensione evidente, che riflette profondamente la cultura cinese contemporanea, segnata da una rivoluzione tecnologica che sta ridefinendo esperienze, sottoculture ed ecosistemi rurali dalle fondamenta.
Oggi il settore agricolo cinese affronta una serie di sfide importanti: condizioni meteorologiche estreme generate dal cambiamento climatico, il calo del rendimento delle coltivazioni di cereali dovuto alla scarsità d’acqua e la crescente carenza di manodopera agricola causata dallo spopolamento delle campagne. Il progetto riflette su come la tecnologia aumenti l’efficienza, riduca il lavoro fisico e contribuisca alla sicurezza alimentare in un contesto di incertezza climatica e invecchiamento nelle aree rurali. Inoltre, DASH esplora le modalità con cui gli algoritmi stanno sostituendo il sapere tradizionale, ridefinendo il rapporto tra le persone e il territorio e trasformando le dinamiche tra aree rurali e urbane.
Come spiega l’artista: “Questa mostra invita il pubblico a entrare in un sito archeologico dedicato all’agricoltura contemporanea, dove si intrecciano molteplici dimensioni temporali. Non si tratta di un idillio pastorale della tecnologia, ma di uno sguardo archeologico sull’agricoltura intesa come ‘ingegneria geologica’. Qui, i sistemi di posizionamento satellitare dialogano con le geografie rituali. L’intelligenza artificiale e l’esperienza tradizionale si influenzano reciprocamente. Le immagini storiche e i segnali provenienti dai sensori generano risonanze visive. Insieme, questi elementi compongono una cronistoria di manufatti tecnologici, strumenti di produzione e testimonianze del tempo, che configurano costantemente la biopolitica della terra attraverso le diverse fasi della storia umana”.
La mostra segna un punto di svolta nell’indagine ultraventennale di Cao Fei sulla condizione umana nel contesto della trasformazione tecnologica, sempre in dialogo con la tradizione. Questa volta, però, l’artista sposta l’attenzione dagli spazi industriali e logistici delle opere precedenti, come Whose Utopia (2006) e Asia One (2018), all’agricoltura, fondamento della civiltà umana, dove la tradizione ancestrale è ancora fortemente presente e entra in comunicazione con una visione futuristica della vita rurale.
Il progetto permette di superare la narrazione lineare secondo cui gli esseri umani dominano la tecnologia e la tecnologia trasforma la natura, sollevando una domanda diversa: ora che la tecnologia è profondamente radicata nelle esperienze della vita, possiamo immaginare una nuova forma contemporanea di unità tra natura, umanità e tecnologia?