Dialoghi – Viralità con caratteristiche cinesi
Marzo 2026

La Cina non è mai stata così cool. Ma tra contenuti virali – pur incomprensibili per chi non conosce il mandarino – e lifestyle possiamo davvero parlare di avvicinamento tra culture? “Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.
Di Sabrina Moles
Nell’era della spettacolarizzazione social la Repubblica popolare e la sua “cinesità” non sono mai state tanto virali. Durante la fase del Capodanno lunare tradizioni e peculiarità della cultura cinese sono state raccontate con video di pochi minuti dove i creator si raccontano mentre attraversano un “momento molto cinese della mia vita”. Una versione riadattata della celebre frase di Fight Club “you met me at a very strange time in my life”. A questo si accompagna quello che sembra un vero e proprio boom dei viaggi in Cina, facilitato dalle ultime politiche per la promozione del turismo dall’estero. Tra un tour dei siti storici si aggiunge poi un’offerta crescente sui viaggi studio, che spaziano dai corsi di lingua alla medicina tradizionale. Pechino non è mai sembrata così vicina.
Il fenomeno ha già un nome nel mondo anglofono: Chinamaxxing. Spesso non è chiara la linea tra moda e ironia, tra viralità e sincero apprezzamento. Diversi media attribuiscono la diffusione del trend a Sherry Zhu, influencer sino-americana di 23 anni. In un video pubblicato il 15 gennaio, diventato virale con oltre 530 mila like e 3,1 milioni di visualizzazioni, Zhu scherza: “Da vera Chinese baddie, vi dico che nel momento in cui diventate cinesi, venite con noi a mangiare la hotpot”. E aggiunge: “Vi dico di bere acqua calda, di mettere le pantofole in casa: fa parte della cultura”. Intervistata dall’emittente cinese CGTN ha spiegato che la cultura cinese è stata per lei “una grande fonte di felicità” fin dall’infanzia. “Ho capito presto che mi portava molti benefici nella vita. E voglio condividerlo”.
A febbraio i video sui “must do” del Capodanno lunare sono esplosi sulle piattaforme di video brevi come TikTok, arrivando anche al pubblico italiano più giovane. Ora anche molti adolescenti che non avevano mai approfondito la cultura cinese sanno che i ravioli (jiaozi) non possono mancare dalla tavola, che bere acqua calda fa bene alla salute, che è opportuno lasciare le scarpe all’ingresso di casa, eccetera. Mentre la bolla dei giovani adulti sembra invasa dai video generati con l’intelligenza artificiale, pur non capendo una parola di cinese.
La spinta dall’alto
La campagna per la liberalizzazione sui visti per 74 passaporti provenienti da paesi diversi ha generato un’ondata di rinato interesse verso la Cina come meta immancabile nel curriculum degli appassionati di viaggi. Secondo la National Immigration Administration, nel 2024 oltre 20 milioni di visitatori stranieri sono entrati senza visto, quasi un terzo del totale e più del doppio rispetto all’anno precedente. Le agenzie di viaggio segnalano un aumento significativo delle prenotazioni, con Trip.com che registra un raddoppio delle prenotazioni nei primi mesi dell’anno, il 75% proveniente da paesi ammessi senza visto.
Mai come oggi il soft power cinese sembra aver ottenuto un vero riconoscimento oltre i confini nazionali. Dalla maestosità imperiale della Città proibita alle cime di Zhangjiajie, fino allo skyline di Shanghai, il paese attrae un numero crescente di viaggiatori internazionali. Al centro di questa rinnovata attrattiva vi è anche l’ascesa di marchi nazionali: catene di tè come Chagee e Mixue si sono fatte conoscere ben oltre i confini nazionali grazie a un fine lavoro di immagine “instagrammabile”.
Fenomeni pop come Labubu hanno conquistato un pubblico globale, e il cibo resta il simbolo culturale più immediato e riconoscibile.
Ad aprire la strada era stata proprio l’estetica legata al fenomeno guochao, con il suo mix di modernità e tradizione nati per sostenere i brand 100% made in China. Un trend che sembra sposarsi perfettamente con il fenomeno dell’ “economia dell’attenzione”, dove contano l’impatto estetico e la capacità di “trattenere” e fidelizzare i consumatori attraverso il mezzo visivo mutuato dall’ecosistema social.
L’AI slop cinese
Accanto al Chinamaxxing fatto di hotpot e acqua calda, c’è un altro filone di contenuti prodotti in Cina che sta conquistando i feed occidentali in modo silenzioso e quasi ipnotico: le micro-soap opera generate dall’intelligenza artificiale. Protagonisti non sono influencer in carne e ossa, ma animali antropomorfizzati, generati da prompt dove spesso i protagonisti sono sostituiti. Il tutto condensato in clip da pochi secondi, spesso senza dialoghi né sottotitoli, che stanno raggiungendo qualsiasi pubblico indipendentemente dalla lingua.
Il fenomeno rientra in quello che viene definito “AI Slop”: contenuti generati artificialmente, apparentemente nonsense, ma costruiti con una precisione quasi industriale per colpire nella sfera emotiva degli utenti. Secondo il South China Morning Post, queste clip possono superare quota 100 milioni di visualizzazioni, diventando un vero sotto-genere delle piattaforme.
Il paradosso è che chi guarda questi video dall’Italia, dalla Francia o dagli Stati Uniti spesso non capisce una parola di cinese. Gli animali antropomorfi funzionano come compromesso perfetto: abbastanza “finti” da non generare attrito con il pubblico, ma abbastanza riconoscibili da risultare immediatamente leggibili. Le trame giocano su dinamiche universali che non richiedono mediazione culturale né linguistica. E i costi di produzione sono irrisori: nessun doppiaggio, nessuna traduzione, nessuna troupe. Solo un prompt e un algoritmo che sa già quali emozioni premiare.
Il modello di business è altrettanto sofisticato. Non sempre l’obiettivo è monetizzare subito il singolo video: spesso si tratta di costruire un account con follower e reach per poi convertirlo in vetrina pubblicitaria. Le piattaforme hanno iniziato a reagire: YouTube ha aggiornato le proprie policy rinominando la categoria “repetitious content” in “inauthentic content”, e a gennaio 2026 ha intensificato la rimozione di canali identificati come AI slop. Ma il fenomeno è difficile da arginare, anche perché – come osservano gli esperti – l’emozione può essere autentica anche quando la storia è evidentemente trash.
Problematizzare il trend
Sebbene il fenomeno del Chinamaxxing si sia diffuso tra le seconde generazioni di sinofoni nati negli Usa e in Europa, la diaspora cinese non ha accolto con uniforme entusiasmo questa nuova moda. Alcuni hanno ricordato cosa significhi crescere come minoranza in paesi occidentali, dove cibo, accento o tratti somatici sono stati oggetto di scherno o razzismo. “Bevete pure il tè, ma definirvi ‘cinesi’ per questo è insensibile verso chi ha sofferto per essere cinese e fare le stesse cose”, ha scritto un’utente australiana.
In Italia è stata la creator Momoka Banana a raccontare con un video la sua infanzia e problematizzare questa nuova fascinazione per la Cina dalle stesse persone che avrebbero contribuito alla marginalizzazione dei figli e delle figlie delle famiglie cinesi giunte nel nostro paese. Prima paese arretrato e guardato con sospetto – anche durante la pandemia – poi destinazione “cool”. Una tensione analoga emerge attorno all’AI slop: illustratori, animatori e fumettisti – in Cina come altrove – vedono crescere una concorrenza che non costa nulla e produce infinite distrazione da contenuti più “consistenti”.
La domanda che si ripete è sempre la stessa: l’AI aiuta o sostituisce? Questa curiosità tutta dettata dal senso di straniamento nel vedere contenuti in lingua cinese avvicina le persone a una cultura, o è un’altra strumentalizzazione a favore di algoritmo? Come osserva la docente di studi sui media Li Mei dell’Università di Sydney, quando il pubblico globale inizia ad apprezzare prodotti culturali o stili di vita “alle proprie condizioni”, gli stereotipi negativi possono attenuarsi in modo più organico rispetto a una comunicazione calata dall’alto. Tuttavia, la natura frammentata e spesso effimera dei fenomeni virali rende difficile trasformare una fascinazione momentanea in un cambiamento strutturale degli atteggiamenti.