Dialoghi – Perché le ragazze di città in Cina diventano adulte più in fretta?

Marzo 2026

Uno studio su quasi 3mila giovani donne cinesi mostra che l’infanzia in contesti urbani anticipa la pubertà e influenza cervello e personalità. Fattori socioeconomici e stimoli ambientali modellano lo sviluppo. Dialoghi: Confucio e China Files è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.

di Agnese Ranaldi

In Cina le grandi metropoli sono accecanti, chiassose, esagerate. Non è un caso che sia stato proprio un team di ricercatrici cinesi a studiarne l’impatto sulla crescita delle giovani donne, a partire dagli effetti che l’ambiente urbano ha sull’arrivo della pubertà, fino alle misure di adattamento sviluppate dal cervello adulto per rispondere al tripudio di stimoli (positivi e non) che le città portano con sé.

Una ricerca pubblicata su Nature Cities, infatti, ha messo in relazione l’infanzia di chi cresce in contesti urbani con l’inizio della pubertà nelle ragazze, osservando anche differenze durature nella struttura cerebrale e nei tratti di personalità. Lo studio Pathways from early-life urbanicity to adult neurobehavioral traits via menarche timing ha coinvolto quasi 3mila giovani donne cinesi, cresciute tra città e campagne, e combina risonanze magnetiche, indicatori ambientali e test psicologici. Il risultato non è una semplice correlazione, ma un racconto più complesso, che spiega come l’ambiente circostante influenzi sia il corpo che la mente delle persone che lo attraversano.

Per le ricercatrici Lining Guo, Feng Liu, Wenshuang Zhu (e altre), il punto di partenza è stato l’osservazione dell’età del menarca, cioè la prima mestruazione. Nella ricerca viene utilizzato come indicatore biologico dell’età di maturazione di una ragazza. La scoperta interessante non è tanto che, nelle giovani cresciute in contesti urbani, questo momento arrivi prima (un risultato già osservato in studi precedenti), quanto che vi sia un presunto legame con il cervello adulto: un volume ridotto in alcune aree della corteccia prefrontale mediale, coinvolta nei processi decisionali e nella regolazione emotiva. Accanto a questo, punteggi più bassi in tratti come la gradevolezza e la sensibilità alle relazioni sociali.

Detto così, il rischio è quello di una lettura deterministica che lega a doppio filo il destino delle ragazze al contesto sociale che abitano. Ma le ricercatrici vanno più a fondo: parlano di “teoria della storia di vita”, un modello secondo cui gli organismi modulano il proprio sviluppo in base alla percezione dell’ambiente. Cioè, in contesti percepiti come instabili o competitivi, secondo le esperte, l’organismo accelera i tempi, anticipa la maturazione e privilegia la riproduzione rispetto ad altri processi, come lo sviluppo neurologico.

La città, di fatto, non è solo un paesaggio che fa da sfondo alla vita delle giovani, ma ne trasforma i corpi, ne modula i tempi di crescita, ne orienta le traiettorie e quindi il futuro. E non solo: quello che emerge dallo studio è anche che lo status socioeconomico gioca un ruolo, incidendo sull’età della pubertà e anche sui tratti che le ragazze sviluppano in età adulta, mostrando come le città non abbiano lo stesso aspetto (e gli stessi effetti) su tutti quanti indiscriminatamente. Di fatto, la riflessione che lo studio porta con sé è che le città non sono luoghi neutri ma spazi in cui l’elevata produzione di stimoli, lo spirito competitivo e accelerato, la disponibilità di risorse e opportunità ma anche di sfide non sono solo caratteristiche ambientali ma vettori che trasformano le capacità di adattamento del cervello umano, lasciando nelle persone – soprattutto nelle giovani donne cinesi – tracce evidenti.