Dialoghi – I contadini influencers raccontano una Cina rurale patinata
Febbraio 2026

Dai campi coltivati alle dirette streaming, la Cina rurale vive una nuova stagione di visibilità digitale. Sui social, agricoltori e creator riscrivono l’immaginario della campagna tra opportunità economiche, strategie politiche e nuove narrazioni identitarie. Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.
Di Camilla Fatticcioni
La vita in campagna viene raccontata come lenta, armoniosa e sospesa in un periodo storico diverso rispetto alla Cina delle smart cities, dove dominano efficienza e innovazione. Sui social cinesi, in particolare su Douyin, la versione domestica di TikTok, si moltiplicano i video di agricoltori e produttori che documentano il lavoro nei campi e la quotidianità lontana dalle grandi metropoli, definiti online come “nuovi contadini”. È un racconto che ribalta l’immagine a lungo associata alle aree rurali, spesso legata a povertà, marginalità e arretratezza, e propone a milioni di utenti urbani una visione di una vita semplice e rallentata fatta di equilibrio, manualità e radicamento nelle tradizioni.
Per decenni le campagne cinesi sono state teatro di traumi profondi. Il Grande balzo in avanti tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, voluto da Mao Zedong, colpì duramente le comunità agricole provocando una carestia devastante. Poco dopo, la Rivoluzione culturale sconvolse ulteriormente gli equilibri locali: migliaia di giovani istruiti vennero inviati nei villaggi per la “rieducazione”, lasciando segni duraturi nel tessuto sociale ed economico. A rafforzare la frattura ha contribuito il sistema dello hukou, che lega i diritti sociali al luogo di nascita e distingue tra residenti agricoli e non agricoli, consolidando nel tempo una netta separazione tra città e aree rurali.
Con le riforme avviate da Deng Xiaoping a partire dal 1978, le metropoli hanno conosciuto una crescita impetuosa, mentre molte zone agricole sono rimaste indietro. Milioni di persone hanno lasciato i villaggi in cerca di lavoro: se nel 1980 solo il 19% della popolazione viveva in contesti urbani, nel 2023 la quota ha raggiunto il 66%. Intere comunità si sono svuotate, lasciando indietro paesi con popolazioni sempre più anziane e servizi ridotti.
Negli ultimi anni le politiche pubbliche hanno cercato di invertire almeno in parte questa tendenza. L’abolizione delle tasse agricole nel 2006 ha segnato un passaggio simbolico importante e sotto la leadership di Xi Jinping, la “rivitalizzazione rurale” è diventata una priorità strategica. Nonostante questi interventi, la distanza economica resta marcata: il reddito disponibile annuo pro capite nelle aree rurali si aggira intorno ai 21.691 yuan (circa 3.100 dollari), pari a circa il 40% di quello urbano.
È in questo contesto che prende forma il fenomeno dei cosiddetti “new farmer”, i nuovi contadini digitali: figure che utilizzano piattaforme come Douyin e Weibo per raccontare e monetizzare la propria quotidianità, rendendo alcuni di questi creator delle vere e proprie celebrità nazionali e internazionali. Peng Chuanming, agricoltore del Fujian, ha conquistato milioni di visualizzazioni documentando la lavorazione tradizionale del tè e il lavoro di restauro della propria abitazione.
Dianxi Xiaoge, nella regione dello Yunnan, costruisce il racconto familiare attorno alla preparazione di piatti tradizionali, momenti di convivialità trascorsi in famiglia e una narrazione di una vita contadina lontana dallo stress delle città.
Ci sono anche creators più “autentici” come Sister Yu, soprannominata “wonder woman”, che si allontana invece dal racconto bucolico della Cina rurale mostrando il fascino del nord-est tra conserve fatte in casa e piatti abbondanti preparati per la famiglia, assieme a scene di duro lavoro fisico dall’alba al tramonto.
Tra i volti più noti anche all’estero c’è Li Ziqi. Nei suoi video, curati con un’estetica quasi cinematografica, racconta la vita tra le montagne del Sichuan, offrendo un’immagine del Paese distante dai cliché industriali e metropolitani. Al centro ci sono gesti lenti, tradizioni, relazioni familiari, rapporto con la natura. Proprio questa coerenza con alcuni valori promossi anche sul piano istituzionale ha spinto parte degli utenti a interrogarsi sul suo ruolo come parte di una strategia comunicativa del governo.
Il successo di questi creators contribuisce a definire l’immaginario nazionale: la rappresentazione di villaggi ordinati e produttivi trova un certo favore istituzionale perché attenua, almeno simbolicamente, la distanza tra città e campagna e rafforza un senso di coesione. Al tempo stesso numerosi utenti si interrogano sull’autenticità di quello che viene mostrato durante le dirette live patinate dei “farm influencers”, in particolare nei contenuti patinati di influencer come Li Ziqi o Dianxi Xiaoge. Con l’ingresso di sponsor e con il sostegno di alcune amministrazioni locali che in certi casi offrono incentivi economici ai creator, il confine tra iniziativa spontanea e campagna d’immagine è sottile.
I nuovi contadini digitali mettono in discussione una storia dello sviluppo cinese raccontata quasi esclusivamente attraverso grattacieli, infrastrutture e crescita urbana. Invitano a riconsiderare cosa significhi progresso. In un paese in cui l’hukou continua a incidere sulle opportunità individuali, la circolazione virale di queste immagini contribuisce almeno in parte a ridurre la distanza culturale tra chi vive nei centri urbani e chi nelle aree agricole.