Dialoghi – Meno matrimoni, matrimoni “autentici”
Novembre 2025

Le giovani coppie di sposi cercano di sottrarsi dalle pressioni sociali ed economiche legate alla cerimonia nuziale. Un approfondimento sul trend dei matrimoni “minimalisti” in un contesto socio-politico dove la battaglia tra tradizione e modernità si gioca anche all’altare. “Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.
Di Sabrina Moles
Negli ultimi anni sempre più coppie cinesi hanno scelto di dire sì in silenzio, lontano dai grandi banchetti e dai vestiti di gala che avevano caratterizzato il matrimonio cinese contemporaneo. Niente cortei di automobili, nessun cambio d’abito, pochi invitati, spesso nessuna dote. Al loro posto, un certificato firmato all’ufficio locale, qualche foto sobria, a volte una gita in montagna o una cena tra amici. A volte non si sposano proprio. A prima vista, potrebbe sembrare soltanto un’evoluzione dei gusti. Ma dietro questo cambiamento di paradigma che sembra emergere tra le giovani coppie si nasconde un fenomeno che riguarda aspettative sociali, precarietà economica e rinegoziazione del proprio ruolo nella famiglia.
Secondo i dati del ministero degli Affari Civili, nel 2024 la Cina ha registrato il numero più basso di matrimoni degli ultimi quarant’anni per la seconda volta dopo il record toccato nel 2023. Eppure, non si tratta semplicemente di un “crollo dell’amore”. Piuttosto, i giovani cinesi stanno ridefinendo il significato stesso del matrimonio in una società dove la gerarchia famigliare, per secoli alla base dell’ordine confuciano, viene oggi rimessa in discussione tra modernità e pressione economica. Le testimonianze raccolte da Sixth Tone raccontano una realtà in cui i costi di una cerimonia nuziale – location, fotografia, banchetti e regali – si sono trasformati in un peso insostenibile, simbolo di status più che di unione. Una giovane sposa di Hangzhou ha dichiarato: “Non volevo che il matrimonio diventasse una performance. È la nostra vita, non uno spettacolo per gli altri.”
Allo stesso tempo, il Partito comunista cinese ha iniziato a incoraggiare proprio questo ritorno alla sobrietà. Le campagne contro lo “spreco nelle cerimonie” e il “culto del lusso” si moltiplicano nelle province rurali e urbane, e vengono integrate in una più ampio progetto per la costruzione di una “civiltà spirituale moderna”. In altre parole, la scelta privata dei giovani diventa un obiettivo pubblico: spingere per la sobrietà anziché la vanità, rafforzare la coesione sociale, e – implicitamente – limitare i rischi di indebitamento legati ai matrimoni sfarzosi. La testata voce della leadership cinese Global Times ha definito i matrimoni low-cost come segnale di “progresso culturale”, esempio di come “le nuove generazioni sappiano mettere i valori davanti al denaro”.
Anche il linguaggio del matrimonio, come sottolinea The World of Chinese, rivela la persistenza di un lessico del dovere più che dell’amore. Termini come chengjia (成家, “formare una famiglia”) o jiehun (结婚, “legare in matrimonio”) rimandano all’idea di costruzione e legame, ma anche di responsabilità e sacrificio. In un contesto economico segnato dalla stagnazione del mercato immobiliare e dalla riduzione dei salari reali, la decisione di sposarsi implica ancora una densa rete di aspettative sociali: comprare casa, avere figli, prendersi cura dei genitori. In questa cornice, scegliere un matrimonio semplice può significare sottrarsi, almeno simbolicamente, al peso di un modello di vita predefinito.
Il paradosso è che, nel momento stesso in cui il matrimonio si alleggerisce di ornamenti e rituali, il suo valore politico e morale sembra intensificarsi. Se fino a pochi anni fa le autorità locali scoraggiavano le “fughe d’amore” e i riti non ufficiali, oggi ne fanno quasi un modello di virtù civica. Nelle città di seconda fascia, alcuni governi municipali offrono incentivi e certificati onorari alle coppie che scelgono cerimonie frugali o che rinunciano completamente ai banchetti. Sui social, le immagini di giovani sposi che si scambiano gli anelli davanti a un semplice sfondo rosso sono rilanciate come esempi di “matrimoni razionali”, compatibili con la modernità.
Una recente indagine condotta dal China Youth Daily Social Survey Center su 1251 giovani offre un’immagine chiara dell’opinione di molti giovani sul tema. Il 78,4% degli intervistati ha dichiarato di sostenere i matrimoni minimalisti, mentre oltre il 64% li considera un’espressione di individualità e libertà. Per il 63,4%, la loro diffusione rappresenta anche un modo per liberarsi da costumi obsoleti. Come racconta Vivi, wedding planner di Pechino, il minimalismo non coincide con l’austerità, ma con un nuovo modo di intendere la festa: banchetti serali più intimi, atmosfere rilassate, elementi moderni come la musica dal vivo o le feste danzanti, ma sempre in cerchie ristrette. “Oggi i matrimoni sono pensati per condividere la felicità con le persone più care, riducendo il bisogno di apparire o di soddisfare aspettative sociali”, spiega. È nelle grandi città come Pechino e Shanghai che questa tendenza si manifesta con più evidenza: qui, il matrimonio non è più un rito di passaggio imposto dalla tradizione, ma un racconto personale di sé, dove l’amore si misura non in termini di sfarzo, ma di autenticità.