Dialoghi – Beijing Silvermine: intervista a Thomas Sauvin

Novembre 2025

China Files intervista Thomas Sauvin, ideatore del progetto Beijing Silvermine. “Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.

Di Camilla Fatticcioni

Dalle pellicole fotografiche è possibile recuperare una piccola quantità di argento, ed è proprio ai confini della periferia di Pechino che l’artista e collezionista francese Thomas Sauvin ha trovato la propria miniera. Beijing Silvermine è il titolo del progetto che Sauvin porta avanti dal 2009, recuperando pellicole fotografiche da un impianto di riciclaggio alla periferia della capitale cinese. Dai negativi recuperati negli ultimi 16 anni è uscito però un tesoro diverso: quasi un milione di immagini che raccontano la Cina attraverso le lenti amatoriali di chi ha immortalato la propria vita tra la metà degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Duemila. Le persone ritratte sembrano tutte far parte di un’unica grande famiglia e di un’unica grande storia: matrimoni, viaggi, cene con colleghi e amici. Le foto raccolte all’interno di questo archivio creano un mosaico variopinto di un Paese che in quegli anni si apriva economicamente verso il mercato e gli investimenti stranieri come conseguenza delle politiche di Deng Xiaoping. 

Ho capito di aver in mano qualcosa di più interessante di un semplice archivio nel 2013. – ha dichiarato Sauvin a China Files – Quando ho esposto parte del progetto al Photo Festival di Derby in Inghilterra sono rimasto sorpreso dal modo in cui il pubblico reagiva alle immagini con nostalgia. In molti dicevano di ricordare di avere foto simili di qualche parente a casa. Mi ha colpito capire che il progetto rappresentava qualcosa di universale, che si può trovare in Cina ma anche in altri paesi”. 

Tra Cina ed Europa, queste fotografie ci riportano a un’epoca in cui la fotografia esisteva solamente per immortalare eventi considerati importanti. Fotografie genuine e spontanee, alle volte al limite della realtà e caratterizzate da uno spiccato umorismo: l’arco temporale di Beijing Silvermine racconta l’auge e il declino della fotografia analogica come parte integrante della vita delle persone. 

Il modo in cui la Cina veniva rappresentata attraverso la fotografia contemporanea, la propaganda e il giornalismo offriva un’immagine molto diversa da quella che vedevo con i miei occhi”, continua Sauvin, che ha vissuto a Pechino per oltre dodici anni. “Uno dei miei amici cinesi, guardando una di queste foto, disse che era fatta di flash e di autenticità. È proprio questo che mi piace: in tutte le immagini c’è un elemento di umorismo, qualcosa che io riesco a cogliere e che spesso non è compreso in Occidente”.

L’archivio di Beijing Silvermine racconta la storia cinese dal punto di vista dei cittadini, dal basso. In queste immagini vediamo tutto quello che i media internazionali hanno omesso: una “Cina inedita”, ma anche un volto di un paese riconoscibile solo da chi lo ha vissuto in prima persona. Sono gli anni dei primi parchi a tema e dei primi fast food. Nelle case arrivano le prime televisioni e le famiglie vanno in vacanza per la prima volta. Sono gli anni dei grandi matrimoni dove tutti fumano e regalano sigarette. Anni in cui fare e collezionare immagini ha un valore diverso. 

L’ultimo incontro con il commerciante da cui acquista chili di pellicole è avvenuto nel 2024. Oggi la fornitura di negativi potrebbe presto esaurirsi. “Ogni volta che torno a casa con sacchi pieni di pellicole fotografiche inizio un processo di selezione – spiega Sauvin – svuoto la borsa e scelgo le immagini che mi interessano. Scarto gli scatti commerciali o quelli particolarmente rovinati. Cerco immagini che raccontano la quotidianità delle persone, o semplicemente scatti che mi piacciono”. Circa il 75% dei negativi che raccoglie diventa materiale digitale, che viene suddiviso per categorie. 

Sauvin nelle foto che colleziona cerca dettagli inaspettati: “Ho una selezione di scatti con persone che posano assieme alle loro piante in casa. Altre foto invece hanno in comune il dettaglio di avere sullo sfondo un ritratto di Marilyn Monroe. Ne ho un’intera serie. Un particolare che ci può dire molto di quegli anni e di come le immagini pop dell’Occidente siano arrivate così velocemente da essere messe nelle case insieme o al posto dei ritratti di Mao Zedong”. Scorrendo il feed instagram della pagina Beijing Silvermine salta all’occhio una foto che immortala una ragazza che sorride davanti un calendario cinese con stampata una gigantografia di Sofia Loren, un’altra invece posa a fianco di un poster di Francesco Totti. È interessante pensare che queste immagini scattate in contesti d’intimità possano raccontare così tanto sul potere internazionale di alcune – a volte inaspettate – icone pop negli anni in cui non esistevano i social media. 

Il prossimo giugno, a Shanghai, Sauvin realizzerà una mostra che raccoglierà diverse sezioni dell’archivio, ci racconta mostrandoci in video la parete del suo studio coperta di fotografie. 

Nonostante la fama raggiunta dal progetto e le numerose mostre internazionali, sono stati pochi i casi in cui qualcuno ha riconosciuto parenti o amici nelle immagini. “Rintracciare gli autori o le persone ritratte nelle fotografie non è mai stata mia intenzione. Vedo il progetto più come una memoria collettiva che personale. È capitato un paio di volte che qualcuno mi contattasse. Ad esempio, nel 2010 esposi a Hong Kong il ritratto di un uomo sulla sponda di un fiume vestito da sirena. Poco dopo fui contattato su Facebook da un signore che mi disse che quell’immagine ritraeva il padre di un suo amico, mandando una foto come prova. Trovo affascinante pensare che alcune fotografie presenti in archivio esistano fisicamente stampate nell’album di famiglia di qualcuno”. 

Molti dei volti che vediamo immortalati dal flash sono ignari, quindi, di aver fatto parte di un pezzo di storia del paese.