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I SOGNI ROSSI DELLA CINA
YAN LIANKE A MILANO IL 9 DICEMBRE

Nei suoi romanzi ha sbeffeggiato la retorica di partito e i precetti rivoluzionari del maoismo (Servire il popolo, Einaudi 2006); ma ha anche criticato ferocemente la direzione assunta dallo sviluppo cinese, raccontando la tragedia della vendita del sangue tra contadini cinesi e il dramma del contagio Aids che, negli anni Novanta, uccise centinaia di migliaia di persone nelle campagne dello Henan (Il sogno del villaggio dei Ding, Nottetempo 2011).
Con un curriculum così, naturale che Yan Lianke, 53 anni, uno degli scrittori più provocatori, vivaci e iconoclasti del panorama cinese contemporaneo, vincitore anche di prestigiosi premi letterari in patria (premio Lu Xun 1997 e 2001; premio Lao She 2004), abbia attirato spesso le attenzioni dei burocrati di Pechino. I suoi romanzi, che gli sono costati il posto fisso nell’esercito, dove era stato arruolato a 18 anni come penna della propaganda, sono stati quasi tutti criticati o censurati in patria per i temi trattati e per toni usati.
L’ultimo, Il sogno del villaggio dei Ding, è il frutto di una ricerca sul campo durata tre anni e svolta dall’autore accompagnando sotto falso nome un antropologo di Pechino in uno dei villaggi più pesantemente colpiti dalla tragedia, nello Henan, la sua provincia natale. Dopo l’uscita in libreria, nel 2006, la censura lo ha bandito, con l’accusa di diffondere la paura dell’Aids. Il romanzo ha continuato a circolare illegalmente tramite internet.
Del suo ultimo romanzo e del suo impegno come scrittore Yan Lianke parlerà a Milano venerdì 9 dicembre nella serata “I sogni rossi della Cina” organizzata dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano. L’incontro si terrà alle 18.30 al negozio civico “ChiAmaMilano” http://www.chiamamilano.it/cgi-bin/testo2.pl?pmid=21&pos=5, Largo Corsia dei Servi 11, Milano (MM1 Duomo/San Babila).
A introdurre Yan Lianke sarà Silvia Pozzi, sinologa e traduttrice dal cinese di scrittori celebri come Yu Hua e Han Han.
 
Ingresso libero.
Per informazioni: Tel. 02-50321675 (lunedì – venerdì, dalle 10.00 alle 13.00), Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , www.istitutoconfucio.unimi.it

I ROMANZI DI YAN LIANKE TRADOTTI IN ITALIANO:
Servire il popolo
Parodiando lo stile burocratico che irride alle regole della disciplina militare, l’autore racconta la storia di un audace servitore del popolo il quale, seguendo "alla lettera" i dettami di Servire il popolo del Presidente Mao, offre i propri servigi sessuali alla moglie del suo comandante. Ventottenne ambizioso, Wu Dawang è infatti uno zelante rivoluzionario che sa recitare a memoria i 286 articoli del «libretto rosso» del Presidente Mao. Senza sapere di essere spiato con il binocolo dalla bella Liu Lian, moglie del comandante, si cimenta nel suo lavoro nell'orto, mostrando la splendida muscolatura lucida di sudore. Dopo un primo rifiuto e il rischio di essere licenziato per indisciplina, diventa l'amante della signora. Yan Lianke descrive minuziosamente le decine di amplessi tra i due in ogni angolo della casa. Ma la signora ha ancora in serbo delle sorprese per il suo giovane amante. Censurata dal regime come pornografia, questa storia, che utilizza alcuni dei sacri oggetti del culto maoista, è una denuncia del travisamento dei precetti rivoluzionari per scopi personali.

Il sogno del villaggio dei Ding
Il Villaggio dei Ding è un pugno di case di paglia disteso lungo l’antico letto del Fiume Giallo. Il suo è un equilibrio che sembra immutabile, ma negli anni ’90 tutto è sommerso dall’“ondata rosso sangue”: la spregiudicata campagna del governo cinese per promuovere la vendita del sangue tra i contadini, che aderiscono in massa con il sogno di costruire case di mattoni e nuovi pollai. Mentre alcuni si arricchiscono con questa compravendita, altri si ammalano di una strana “febbre”: l’AIDS. Yan Lianke traduce in personaggi e immagini indimenticabili la storia di un’intera comunità spazzata via “come le foglie di un vecchio albero”: il giusto Maestro Ding alle prese con un figlio senza scrupoli, la campagna che a poco a poco si inaridisce come se fosse anch’essa dissanguata, il villaggio che si riempie di stendardi funebri bianchi come la neve, la scuola del paese che diventa l’ultimo rifugio dei malati e il teatro di odi e amori. Un romanzo che nasce da una tragedia vera e misconosciuta, intenso e crudele come un racconto epico, struggente come una ballata.
 
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